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Quaresima: svegliarsi dal torpore per ritrovare il senso della vita

All’inizio della Quaresima molti si chiedono da dove ricominciare e come vivere questo tempo senza ridurlo a un insieme di rinunce.

Non deve essere stato facile per i discepoli entrare nella prospettiva della Pasqua di morte e risurrezione.
Scrive l’evangelista Giovanni:

“Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9).

Ogni volta che torno su queste parole mi sento chiamato in causa. Perché anche noi, dopo anni di cammino, di ascolto della Parola, di celebrazioni, facciamo una gran fatica a rileggere alla luce del Vangelo i chiaroscuri delle nostre giornate.

A volte mi sento come uno che è andato a catechismo tanti anni e… non ha capito granché.
Mi sono fermato. Ho respirato. E ho dovuto riconoscere che la Pasqua del Signore non è solo un evento da celebrare, ma una vita da attraversare. Riguarda me. Riguarda te.

Un amico mi ha scritto qualche tempo fa, in uno di quei momenti in cui il cuore si accartoccia facendo i conti con un raccolto povero nonostante l’impegno, la passione, la dedizione di una vita intera:

“Ma allora… Lui è risorto?”

Gli ho risposto – prima ancora l’ho detto a me stesso –:
“Lui sì. Adesso tocca a noi.”
Dopo qualche istante mi ha ringraziato per quello che ha chiamato un “pizzicotto spirituale”:

“Sì… mo’ tocca a noi”.

Ecco, mi pare che la Quaresima inizi proprio da qui.

 

San Paolo, scrivendo agli Efesini, cita probabilmente un antico inno battesimale:

“Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà” (Ef 5,14).

La sento come un’esortazione rivolta a me: svegliati.
Metti da parte la catasta di alibi pronti all’uso per non vivere all’altezza della tua vocazione e della tua missione (sì, ce l’hai anche tu, anche se magari la tieni in secondo piano). Affronta con umiltà gli ostacoli. Accetta i benedetti alti e bassi dei tuoi giorni, imparando a leggerli non con rassegnazione ma con speranza.

La Quaresima non è il tempo di chi stringe i denti, ma di chi impara a restare: restare nell’amore quando il cielo si fa scuro, quando non tutto torna, quando si è tentati di andarsene.

Ho cercato un hashtag che tenesse insieme tutto questo – e sì, mi è servito anche leggere qualche libro di Philip Kotler – e alla fine ho scelto il dialetto (Papa Francesco suggerisce di non averne paura):
#spanddausuenn.
Un pugliese non ha bisogno di traduzione.
È un invito chiaro: riprenditi dal torpore, da quel sonno leggero in cui lasci che tutto ti scorra addosso… anche la vita.

 

“Tutto bello, don. Ma da dove si ricomincia?”

Ti propongo una pista semplice.
Prova a rispondere a questa domanda: qual è il primo giorno della settimana per te?

Il Vangelo ci dice che la risurrezione avviene

“il primo giorno della settimana” (Gv 20,1).

Eppure noi abbiamo lentamente spostato il baricentro, facendo della domenica l’ultimo giorno. E forse non è un dettaglio irrilevante.

Se la domenica è l’ultimo giorno, tutta la settimana diventa una corsa: impegni, scadenze, accumulo di stanchezza… in attesa di “sfogarsi”.
Se la domenica è il primo giorno, allora è il giorno in cui si rimettono in ordine le priorità, in cui si ricaricano le batterie interiori, in cui si custodiscono le relazioni fondamentali: con Dio, con gli altri, con se stessi.

La Quaresima serve anche a questo: rimettere il tempo in ordine.

 

Piccolo test. Quanto desideri davvero:

  • energie che non siano solo fisiche

  • maggiore coscienza di te stesso

  • non rincorrere gli impegni, ma viverli

  • armonia interiore

  • equilibrio

  • ordine

  • pazienza e riflessività

  • relazioni riconciliate

Se hai detto “sì” anche solo a due di questi punti… allora forse è tempo di fermarti.

Scriveva Frère Roger Schutz, fondatore della Comunità di Taizé:

“Se fosse possibile scrutare in profondità un cuore umano, che cosa troveremmo? Con stupore scopriremmo che in ogni essere umano c’è l’attesa di una presenza, il silenzioso desiderio di una comunione.”

La Quaresima non è sottrarre, è ritrovare.
E quando ritrovo Dio, ritrovo me stesso.
La preghiera non è mai tempo perso: è la sorgente da cui nasce ogni autentica generosità, è lo spazio in cui impariamo a riconoscere sul volto dei fratelli i tratti del volto di Dio.

 

Pensa ai discepoli di Emmaus (Lc 24,14-35).
Anche loro sono in cammino il primo giorno della settimana. Parlano, discutono, rileggono i fatti… ma senza capirli davvero. Finché il Signore si fa accanto – non riconosciuto – e li ascolta. Poi li scuote teneramente:

“Stolti e lenti di cuore…”

E offre loro la chiave di lettura: una vita donata non è una vita sprecata.
Come scrive una poesia:

“Mi hanno sepolto,
ma quello che non sapevano
è che io sono un seme.”

La Quaresima è questo: tempo di semina, spesso nascosta, silenziosa, ma reale.

 

Ti lascio con una preghiera che mi accompagna spesso:

Signore, tu solo puoi saziare il nostro desiderio di vita,
dona il tuo pane a quanti hanno fame,
dona la fame di te a quanti hanno il pane.

Signore, tu solo sei la nostra forza di vita;
dona la tua forza a quanti sono deboli,
dona l’umiltà a quanti si credono forti.

Signore, tu solo sei la nostra verità;
dona la fede a quanti dubitano,
dona il dubbio a quanti credono di possederti.

Signore, tu solo sostieni la nostra speranza,
dona fiducia a quanti hanno paura,
dona il tuo timore a quanti hanno troppa fiducia in se stessi.

Signore, donaci il tuo pane
e resta con noi. Amen.

Buon cammino quaresimale.
E… #spanddausuenn 😊

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